La mia è quel tipo di insicurezza di chi è stato ferito, una volta, due e anche tre dalla stessa persona. Quell’insicurezza che fa uscir fuori soltanto il peggio di te. Quella che non riesce a farti dire un complimento al ragazzo che ti piace, quell’insicurezza che ti porta sempre a dire ”no vabbè, poi magari posso disturbare” e a quel punto non chiami, non scrivi a nessuno. Quasi come se io stessi sempre un gradino sotto rispetto a tutti gli altri. Quella che ad ogni complimento ricevuto dici ”ma chi, io? no guarda stai sbagliando”, come se io non meritassi mai niente. Sono soltanto un accumulo di tante piccole insicurezze da formare un groviglio di acidità. Ma quando si è così, come me, come si fa a piacersi? Come si fa ad apprezzarsi, a dirsi ”io valgo”?
"Quando dico che non è importante, tu non credermi.
Sfonda i muri di casa e vienimi a salvare."
"Se c’è qualcuno che non ho insultato, chiedo scusa."
"Lei aveva moltissimi motivi per piangere, eppure sorrideva."
"Resterai sempre la cosa più bella che ho.
Ti attenderò sempre, ti cercherò sempre e sarai nei miei pensieri profumati, e resterai nei momenti di distrazione, quando inciamperò in qualche lacrima e quando troverò un altro po’ di forza che non credevo di avere, al di là di ogni felicità ancora non troppo grande e dietro ogni cosa, come questa giornata di sole, come dietro quelle spighe gialle che stanno danzando nel vento.
E siccome niente svanisce nel nulla, forse anche tu porterai in giro qualcosa di me, forse un sorriso che invaderà il tuo volto senza motivo."